Il new code è una conseguenza di attività di progetto, non un’attività di modeling (modellamento) in stretto senso.
Dopo aver adempiuto il compito di rendere espliciti i comportamenti complessi di un certo numero di persone estremamente talentuose (Satir, Perls, Erickson, …) nei tardi anni ’70 divenne evidente a Bandler e Grinder, implicitamente ed esplicitamente, attraverso un processo induttivo ed una notevole esperienza nell’applicazione dei modelli e degli schemi, che i distinti modelli di eccellenza che erano stati codificati avevano significative sovrapposizioni ovvero che c’erano delle variabili comuni agli schemi stessi.
Ad esempio la manipolazione dello stato (sia quello dell’agente di cambiamento sia quello del cliente nell’applicazione del lavoro di cambiamento) è comune a tutti gli interventi e costituisce un esempio di variabili di progetto (design variables) che emersero lentamente da queste esperienze molto estese, con una costante sperimentazione, orientata a rendere il trasferimento degli schemi e modelli più efficace ed efficiente.
In questo processo induttivo venne reso almeno parzialmente esplicito l’insieme di variabili di progetto sottostanti gli schemi del classic code [codice classico, cioè gli schemi codificati da Bandler e Grinder nel corso degli anni ‘70].
Queste attività lasciarono i co-fondatori della PNL con un insieme parzialmente esplicato di variabili di progetto. Fu proprio in questo momento che i due fondatori della PNL decisero di separare i loro interessi. Guardando indietro ora con il vantaggio del senno di poi, sembra che ciascuno dei due co-creatori della PNL perseguì successivamente le sue preferenze personali. La forma che lo sfruttamento dell’insieme parzialmente esplicato delle variabili di progetto prese nel caso di Bandler è quanto lui chiama il Design Human Engineering, mentre nel caso di Grinder, prese la forma del New Code.
Nel caso di Grinder, l’uso sistematico delle variabili di progetto parzialmente esplicate che ebbero come risultato il new code può essere compreso come un cero tipo di auto-modellamento. “Arrivo al nuovo schema da una parzialmente conscia e molto più importante da una inconscia manipolazione di alcune variabili di progetto; uso il feedback per determinare cosa vale la pena perseguire fino a che non raggiungo alcuni criteri – che significa, fino a che sono soddisfatto di aver raggiunto i risultati che volevo ottenere. Allora e solo allora, tento una spiegazione in un modo disciplinato dello schema che ho progettato.”
Parti del new code furono sviluppate in collaborazione con Judith Delozier – il libro Turtles All the Way Down scritto da Delozier e Grinder cattura una parte di questo sforzo comune.
La collaborazione tra Grinder e Delozier si fermò nel 1988. Grinder ha continuato a sviluppare e raffinare il new code in collaborazione con Carmen Bostic St. Clair dal 1989.
Il new code rappresenta una naturale sebbene radicale estensione di certe variabili incorporate nel classic code. In particolare dall’inizio della codifica del classic code ci fu un certo numero di pratiche costanti:
una insistenza sul fatto che cambiamenti ritenuti tali devono essere verificati attraverso la calibrazione affinché l’agente di cambiamento possa ritenersi soddisfatto e il cambiamento avvenuto effettivamente;
l’uso consistente di esperienze del passato come fonte di stati di alta performance per essere usati come risorse nel lavoro di cambiamento;
l’evitare deliberatamente ogni forma di contenuto come una parte importante del processo di cambiamento;
l’uso dei segnali contestuali come ancore per assicurare l’appropriata ri-attivazione dello stato risorsa coinvolto (ricalco nel futuro) e
una relativa mancanza di interesse per la comprensione conscia sia da parte del cliente che da parte dell’agente di cambiamento riguardante il contenuto dei cambiamenti effettuati. Questo si traduce nel rifiutare di soffermarsi in investigazioni nelle origini dei comportamenti da cambiare – in altre parole, un rifiuto di tutte le attività archeologiche.
Il new code porta queste variabili al loro valore estremo. Ad esempio nel new code, i cosiddetti stati risorsa sono creati direttamente attraverso la partecipazione del cliente in una attività - spesso un gioco – che crea esso stesso uno stato di alta performance ma uno, abbastanza curiosamente, che non ha né storia né contenuto. È semplicemente un gioco ma un gioco che attiva circuiti neurologici che servono come base per i cambiamenti nel contesto selezionato precedentemente dal cliente. La struttura del gioco stesso è progettata per assicurare che sono presenti certe caratteristiche che sono tipiche degli stati di alta performance.
I requisiti tecnici del new code paragonati a quelli del classic code sono sottilmente ridotti, abbassando la soglia di abilità per le persone che desiderano partecipare.
Nella critica al classic code sono stati identificati dei difetti che il new code corregge. Questi difetti contrastano massimamente con il formato della Ristrutturazione in 6 fasi che Grinder – Bostic St. Clair propongono come il ponte tra il classic code ed il new code. Nel new code, troviamo che:
viene assegnata esplicitamente all’inconscio del cliente la responsabilità per la selezione degli elementi critici – lo stato desiderato, la risorsa, o i nuovi comportamenti;
l’inconscio è esplicitamente coinvolto in tutti i passaggi critici;
ci sono precisi limiti sulla selezione del nuovo o dei nuovi comportamenti; più specificamente, il nuovo o i nuovi comportamenti debbono soddisfare l’intenzione positiva originaria del comportamento o dei comportamenti che debbono essere cambiati;
la manipolazione avviene al livello dello stato ed intenzione contrariamente al livello del comportamento.
Tratto, tradotto ed adattato dal dott. Andrea Frausin da Whispering in the Wind, di John Grinder e Carmen Bostic St. Clair
Vuoi formarti in Coaching con John Grinder?